"RIO DE ORO" Marche Associazione Regionale di Solidarietà con popolo SAHARAWI
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I campi profughi saharawi si trovano a Tindouf, in quel punto di Algeria che confina con Marocco, Sahara Occidentale e Mauritania. Secondo le ultime stime il numero di rifugiati si aggira intorno ai 250 mila, sono i sopravvissuti al grande esodo avvenuta nel 1975 fatto di interminabili marce nel deserto inseguiti dall'aviazione marocchina.
L'hammada di Tindouf ha ben poco a che fare con i suggestivi paesaggi da film che ci vengono in mente quando pensiamo al deserto, le dune di sabbia affascinanti e bellissime si stagliano centinaia di kilometri più a Sud, qui c'è spazio solo per l'ostilità di rocce e sassi e per un clima poco clemente che non permette la crescita di vegetazione. Eppure in questi campi fatti di case di sabbia e tende di stoffe rappezzate i Saharawi vivono con estrema fierezza. Sulla loro origine ancora si dibatte, secondo alcuni sono di stirpe berbera, secondo altri sono arabi, sta di fatto che il loro idioma, l'hassania, rivela una forte parentela con le popolazioni mauritane, maliane e senegalesi.
Professano un Islam moderato, mitigato a volte dall'influenza latinoamericana acquisita in anni e anni di stretti rapporti con il governo cubano che sostiene gli studi di un altissimo numero di ragazzini saharawi dal livello di medie inferiori fino alle facoltà universitarie.
Sono il primo esempio al mondo e ancora oggi il meglio riuscito di campi profughi gestiti dai profughi stessi, organizzati dal Polisario che, smesse le vesti di esercito di resistenza e guerriglia ha indossato i panni di interlocutore diplomatico e politico saharawi.
L'economia, minima, dei campi è basata sulle piccole attività di commercio, per il resto ci si affida agli aiuti umanitari provenienti dall'UNHCR e dai vari governi mondiali. Per quanto riguarda l'acqua invece, nonostante sia reperibile in pozzi non tantissimi metri sottoterra, la potabilità è ad uso e consumo esclusivo dei resistenti fegati saharawi
Vivono quella routine eterna che è la vita nei campi profughi, senza dimenticare mai chi siano e perchè si trovino lì, continuando a combattere la loro pacifica guerra di liberazione.
Le donne con le loro vesti variopinte e i piccoli che prima di essere profughi rimangono bambini colorano il giallastro del deserto trasformando questo angolo di Terra dimenticato da Dio in un caleidoscopio di colori e sorrisi, sguardi e risate.
In questa girandola di volti e sensazioni si muove RioDeOro, andando ad assistere i più deboli tra i saharawi, quei bambini, cioè, affetti da malattie o disabilità di vario genere. I progetti sono tanti ma in particolare con l'adozione a distanza e le accoglienze estive si cerca di lenire le sofferenze di questi piccoli, arrivando a volte se non ad eliminare la loro causa di diversità almeno a restituire la dignità che ognuno di loro merita. Dal 2001 i bambini portati in Italia per seguire terapie e subire interventi è altissimo quasi quanto quello dei bambini che, partiti dai campi su sedie a rotelle o con disturbi molto marcati, sono tornati dai genitori comminando sulle loro gambe e ritemprati dalle cure ricevute. Ma i numeri del passato non sono importanti quelli ancora da contare sono i bambini di cui occuparsi nel futuro.
Questi sono i saharawi e questa è RioDeOro .

