"RIO DE ORO" Marche Associazione Regionale di Solidarietà con popolo SAHARAWI


Progetto “La scuola, l'integrazione”


Il Nostro impegno è suddiviso su due progetti principali; crediamo fortemente che la realizzazione di un libro fotografico, supportato poi da una adeguata divulgazione possa essere un valido strumento per raccogliere in modo vigoroso dei fondi per la realizzazione dei progetti.

E' anche un modo di lasciare un tangibile segno fatto di immagini perché è importante sapere e vedere, noi abbiamo visto e siamo pronti a farlo vedere a tutti.
Infine, ma non ultimo, su quelle pagine, in quelle foto saranno liberi padroni di essersi messi in posa, liberi di averlo fatto spontaneamente e consci che lo scatto della macchina fotografica ha catturato un loro attimo di libertà. Chiacchierando con un loro famoso poeta dopo che lo ebbi fotografato mi ringraziò con queste parole: non puoi evitare la morte ma puoi evitare il disonore anche solo con un attimo di libertà.

L'istruzione nei campi è obbligatoria per tutti i bambini dopo i 6 anni, i quali frequentano, vicino a casa le scuole fino alla 6 classe.
La scuola 12 ottobre, è una scuola internato, e raccoglie i ragazzini Saharawi di tutte le Wilaye, rappresenta l'ultima classe e anche l'ultimo anno, il settimo, di studi nei campi. L'istruzione secondaria è affidata alla generosità di paesi, come Algeria, Libia e Cuba, che ospitano gratuitamente i ragazzi per 4/5 anni e anche più.
I ragazzini, circa 1500/2000, tra i 12 e 14 anni, trascorrono nella scuola periodi di 3 mesi senza andare a casa. Vivono in grandi camerate, dove arrugginiti letti a castello e sottili e informi materassi, senza lenzuola, rappresentano l'unico arredo.

Fuori dalla stanza, all'aperto allineate lungo il muro bianco: le scarpe. Le aule, quasi tutte in penombra, sono ampie ma soffocanti, i pochi banchi e le lavagne raccontano la storia di anni. Li abbiamo visti pazientemente aspettare, seduti per terra, vicino ai muri in cerca di un po' d'ombra, l'ora del pranzo. Pranzo un gran pezzo di pane inzuppato in una zuppa di piselli, in un piatto di alluminio; dopo il riposo, dalla fatica della scuola e dal caldo.

Abbiamo trascorso con loro poche ore e non sarebbe bastato un quaderno per appuntare le cose di cui, secondo noi, avevano bisogno. I nostri occhi però, non vedono come loro e lo abbiamo capito, quando sorseggiando un tè alla nostra offerta di aiuto, pronta, come sempre a dare materialmente ci hanno chiesto si materiale ma per intrattenere i ragazzi.
Il cibo, anche se non abbondante è migliore degli anni passati, quello che manca è il divertimento, lo sport.

Abbiamo visto, all'intero del cortile tre ragazzini prendere a calci una palla, ma questo non è fare sport. Fare sport vuol dire appartenere a una squadra, avere la stessa divisa, sfidare l'avversario. Ecco il progetto: fare in modo che questi ragazzi possano impegnare il resto della giornata, la sera la parte più fresca, facendo qualcosa di diverso che giocare a tirarsi le pietre. Non importa quale sport, calcio, basket, pallavolo.., l'importante è farlo come tutti i ragazzi, indossando una maglietta e un paio di scarpe. Ci siamo stupiti di questa meravigliosa richiesta, ma lo stupore è arrivato quando ci è stato confessato che la stessa è stata fatta molte volte a più delegazioni e associazioni senza nessun esito. I nostri occhi vedono la necessità di posate di acciaio e di lenzuola pulite e lasciano ai nostri figli il privilegio di scegliere a quale attività sportiva partecipare.

Noi ci siamo impegnati moralmente a tornare alla scuola il 12 Ottobre per giocare la prima partita.


LA VISITA DEL 4 FEBBRAIO

E’ passato un anno e mezzo dal primo incontro con la scuola 12 ottobre ma, finalmente il 04 febbraio abbiamo mantenuto la nostra promessa, nel camion insieme al materiale dell’orto abbiamo portato un po’ di allegria. Grazie alla donazione delle ditte Troiani e Ciarrocchi, Europlastica Moda S.p.a. e la società CO.GE.SE il sogno è diventato realtà ora i ragazzi della 12 Ottobre possono trascorre le loro serate facendo un po’ di musica e potranno organizzare un vero torneo di calcio. Ora l’appuntamento è per aprile dove il direttore ha promesso di preparare una bella festa.




Il nostro viaggio è servito a concretizzare la prima parte di un progetto di adozione a distanza di ragazzi portatori di handicap della provincia di Smara.
In ogni provincia, negli ultimi anni stanno nascendo, ad opera di volontari del posto, centri di censimento e di riabilitazione per bambini, ragazzi e adulti con problemi fisici e psichici. La scarsa attrezzatura e la mancanza di diagnosi e interventi precoci, hanno aumentato il numero di questi sfortunati.
In quattro mesi abbiamo raccolto adozioni per tutti gli 80 iscritti nel centro di Smara, ora, ci piacerebbe fare altrettanto per il centro di Dakla. Dakla è la tendopoli più lontana, la più povera. Ci vogliono 4 ore di pista in mezzo al deserto su una buona Toyota, e molte di più con i loro mezzi. Solo nell'aprile di quest'anno è stato inaugurato l'ospedale che, per opera di Terre de homes può finalmente garantire un soccorso.
Impossibile, però, eseguire un'operazione, e l'unico mezzo è via terra, 4 ore di scossoni per arrivare a Smara.
Anche a Dakla esiste un centro per portatori di handicap, ed completamente privo di tutto, pochi volontari con una forza d'animo spaventosa che vi assicuro è difficile da credere, stanno cercando di fare qualcosa per questi poveri sfortunati. Fino ad oggi nessun progetto di aiuto, nessun interesse, nulla.
Pensate che con la modesta cifra di 300.000 all'anno si può garantire ad ogni famiglia l'acquisto di un po' di carne e qualche verdura fresca per tutto l'anno.
Con questa cifra possiamo adottare a distanza un piccolo sfortunato.